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Partina nella Storia

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Partina è uno dei paesi del Casentino che conservano ampi ricordi del loro passato. Prima che si sviluppasse l’abitato sulla sinistra dell’Archiano – l’”Archian rubesto” immortalato dalla poesia di Dante nel canto di Bonconte da Montefeltro – o lungo la strada statale, il paese ha conservato per secoli la sua sostanziale struttura medievale. In alto si trovava il castello, cioè la porzione di edificio racchiuso in una cerchia difensiva, e più in alto ancora il cassero, vale a dire il palazzo-fortilizio dei conti Guidi, che dominarono a Partina a partire dall’inizio del Duecento. In bassa si distendeva invece il borgo, sviluppatosi per l’aumento di popolazione sin verso la metà del Trecento. Sulla piazza sorgeva la chiesa parrocchiale di San Biagio, documentata già intorno a quegli anni. Poco lontana dalla piazza si trovava il “piano delle vigne” (il nome ne documenta l’antica funzione), di cui soltanto da pochi anni si è perso memoria perché è stato sostituito dagli attuali giardini pubblici. Nei pressi del fiume, sulla riva destra come è continuato per secoli, lavorava un mulino, per il quale c’è rimasto il contratto con cui il signore del paese, Bandino dei conti Guidi di Romena, lo affittò nel 1350 ad un mugnaio locale, presso il quale dovevano servirsi non soltanto gli abitanti di Partina, ma anche quelli di altri due castelli del conte, Lierna e Ragginopoli, i cui territori confinavano con quello del castello di Partina. Altri confinanti erano i territori di Marciano e Soci. Prima che, almeno dal 1095, sorgesse il castello, l’abitato di Partina si trovava, con ogni probabilità, più vicino alla Pieve, e si chiamava Sesta. La pieve, i cui interessantissimi resti romanici risultano attualmente incorporati in una casa colonica, era dedicata a Santa Maria ed era a capo di un piviere amplissimo disteso sull’uno e sull’altro lato dell’Archiano. Come risulta da un recente sondaggio archeologico, la pieve sorgeva su un edificio di età romana. Del suo piviere facevano parte, tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo, oltre al monastero di Santa Maria di Prataglia, ventisei chiese parrocchiali, allora prive del diritto di battezzare, che era riservato alla pieve, e tenute ad altre manifestazioni di dipendenza liturgica. Fra di esse c’erano quelle di Serravalle, Freggina, Lierna, Moggiona, Pratale, Farneta, Monte, Bucena, Camprena, Gressa, Corezzo, Biforco, Marciano, Gello, Giona, Chiusi. Nella vita del paese una certa influenza avevano anche i monaci di Camaldoli, anche perché l’eremo, che godette di diritti di signoria, nel corso del XIII secolo, nel vicino castello di Socie possedeva nella zona il complesso della Mausolea, vantava qualche diritto anche a Partina, se non altro come possidente di terre.
Dopo la fine della signoria dei Guidi del ramo di Romena anche il castello di Partina entrò a far parte dello Stato fiorentino e fu inserito, territorialmente, come autonomo comunello, nel territorio della podesteria di Bibbiena, che diventò alcuni secoli dopo il territorio del comune di Bibbiena. Di questo periodo di vita autonoma di Partina – un’autonomia limitata ai più quotidiani bisogni della vita locale – si conoscono gli statuti del paese redatti nel 1533, quando tutto il modesto territorio non raggiungeva forse i trecento abitanti.

Giovanni Cherubini

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