Sei Qui: Home > Partina > Una GRANCIA in Casentino

Una GRANCIA in Casentino - La Mausolea

mausolea
E’ questo il termine con cui, a volte, nei documenti del 1600, viene indicata l’attuale “fattoria” della Mausolea. La Grancia è un edificio tipico della cultura benedettina delle origini e che indica l’organizzazione di persone e bene economici, costituita da edifici rurali per la custodia dei prodotti agricoli e per il lavoro manuale dei monaci stessi (l’etimologia del termine è dal francese granche, “granaio”, che è dal latino granica, derivato da granum, “grano”). La Grancia è dunque una piccola comunità monastica, per lo più di conversi, con cappella e locali di soggiorno, governati da un rappresentante dell’abate ed un’ unità economica (fattoria) amministrata da un cellerario o monaco “granciere” o, come nel nostro caso, da un Camerlingo.
Questo aveva voluto Pietro Delfino, umanista di origine veneziana e Priore Generale di Camaldoli, quando nel 1492 faceva erigere una grancia sul pianoro, chiamato Mausoleo, sopra la Pieve di Partina, attorniato dalla Vigna Grande, a sostituzione di piccoli edifici preesistenti.
La fabbrica aveva quindi questi intenti: raccolta e conservazione dei prodotti agricoli dai poderi di proprietà dei monaci e che servivano al sostentamento dell’ospizio di Fontibono (Camaldoli) e dell’Eremo di San Salvatore (Eremo di Camaldoli); luogo di lavoro manuale per quei monaci che ne facessero richiesta; ambiente di “convalescenza”, data la salubrità del luogo, per ristabilire la salute dei monaci che ne avessero bisogno; non ultimo la possibilità di una sosta prima di salire a Camaldoli per i monaci e i superiori di ritorno dalle visite alle lontane comunità camaldolesi.
Nell’immediata vicinanza della grancia, chiamata subito Mausolea, passava la “via del Pontaccio”: era questo il percorso più diretto, in quel periodo, per raggiungere la Romagna, oltre che per Serra, e che toccava San Martino a Monte, Castaldi, il Pontaccio, Maestà del Raggio (Freggina), Maestà di Cerreta, Fontibono, Eremo di San Salvatore, Gioghetto; quindi scendeva a S. Sofia per il Bidente di Ridracoli sino a Forlì. Questa strada era ancora utilizzata nel 1825 perché nelle carte del Catasto Lorenese è ben documentata come via per raggiungere S. Sofia, per chi proveniva da Arezzo. Tramite il Passo di Serra occorreva superare anche il Carnaio.
Dunque la nostra grancia veniva collocata all’inizio di una viabilità molto importante e che incontrava lungo il tragitto toscano due ambienti organizzati ed efficienti come l’ospizio di Fontibono con l’ospedale e la farmacia, e nel punto più alto l’Eremo di Camaldoli: una ascensione umana e spirituale per il viandante che si trovava a transitare.
Tracce della Mausolea del Delfino rimangono ancora nella memoria di vari Casentinesi di Partina e di Soci che ricordano di quando, durante l’ultimo conflitto mondiale, venivano usati alcuni ambienti sotterranei, pertinenti a questa, come luogo di conservazione e di occultamento di derrate alimentari.
Ho raccolto la testimonianza orale di Angelo Fabbri di Soci che nel novembre del 1991 mi indicò il punto sul terreno dove era l’ingresso alle “cantine”. In seguito le arature e le ruspe hanno provveduto livellare il terreno.
Un’altra traccia di questa grancia è conservata nell’attuale Mausolea ed è posta molto in alto, sopra il balcone della piazza in cui era l’ingresso principale a nord dell’edificio, opposto all’attuale: lo stemma camaldolese sorretto da due delfini.
L’elegante raffigurazione in marmo di Carrara, reca però una evidente incongruenza. In un intaglio ribassante del marmo, a cancellazione di qualcosa, è incisa una data:1650. Questa è il termine della costruzione della attuale Mausolea inserita nello stemma di Pietro Delfino camaldolese.
Infatti, verso i primi anni del 1640, la Mausolea di Delfino necessita di restauri urgenti. La Comunità di Camaldoli, cosciente della situazione, valutava la possibilità di avviare una ristrutturazione completa della fabbrica, ma considerava anche l’opportunità di riedificarne una nuova. Prevalse la seconda opzione. Veniva individuato così il luogo per la nuova fabbrica nel campo detto Sala, una spinaia a ridosso del Fosso del Farnetino. Il luogo prescelto offriva nuove condizioni favorevoli: un piano lungo la sponda destra dell’Archiano, molto più agevole per la estivazione dei prodotti agricoli, e con abbondante materiale per la costruzione; soprattutto la presenza di un berignolo che, da ancor prima del 1300, con la sua presa d’acqua dall’Archiano nei pressi di Partina, forniva energia per tutto l’anno al mulino di Soci, di proprietà dei monaci dalla metà del XVI secolo, q acqua ai lavatoi di Soci.
Questa nuova dislocazione della fabbrica, che manterrà il nome di Mausolea, era sì ancora nelle vicinanze della via del Pontaccio, ma veniva ora a collocarsi tra due comunità locali, Partina e Soci, assumendo caratteristiche ancora più consone alla grancia di origine benedettina. La popolazione laica locale di contadini, piccoli artigiani, di salariati trovava qui un più immediato punto di sostentamento economico e spirituale. Queste caratteristiche distingueranno sempre la Mausolea, la fattoria o la grancia dei monaci, da tutte le altre presenti nel territorio fino ai nostri giorni. E sono molti i documenti e le testimonianze che attestano la sensibilità, l’attenzione e la premura verso le necessità immediate della popolazione locale d parte del Camerlingo a nome della Comunità monastica.
Per vedere sorgere una rilevante fonte alternativa di lavoro in questa parte del Casentino occorrerà aspettare oltre la metà del 1800 con il lanificio di G. Bocci.
Dunque la nuova Mausolea non era più solo in funzione precipua della comunità monastica, ma diventava segno e presenza in un territorio.
La sua imponente mole visibile da tutto il Casentino, che nella sua architettura esterna richiama le ville medicee del fiorentino, veniva ultimata, dopo tre anni di lavoro, nel settembre del 1650. Era Priore Generale Padre Michele da Pratovecchio e Padre Simeone da Cremona era il Camerlingo generale di Camaldoli.

Bruno Buratti

Vai alle gallerie fotografiche

© 2013 - Società Filarmonica Tobia Scatolini

Realizzazione siti web ActiveSite.it | Cookies